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18 Gennaio 2011

Lineare 

                                                                                                                                             

Il mondo occidentale ha grosse difficoltà a pensare in termini di sistemi, questo perché l’intero sistema vivente non è linerare bensì un insieme reti. Al contrario, la nostra intera concezione scientifica è basata sul pensiero lineare.

Con questa affermazione di Fritjof Capra introduciamo un termine che nella progettazione (oltre che nella formulazione del pensiero), e soprattutto negli interni, è divenuto il protagonista (molte volte involontario) di tanti esiti architettonici. Infatti non ci sono costruzioni spaziali che possono svincolarsi dalle relazioni dirette con il concetto di lineare, inteso come paradigma compositivo alternativo agli altri due “impianti” come la griglia ed il sistema centrale. Ogni architettura del passato (e del presente) si riferisce ad uno (o più) di questi sistemi che automaticamente tracciano il DNA di un manufatto, secondo un insieme di ambienti posti in diretta relazione fra loro attraverso un principio fondante che ne caratterizza la struttura spaziale sottesa.

Comprendere, allora, il significato più profondo del sistema lineare e delle implicazioni ad esso connesse è una premessa determinante per ogni osservazione presentata in questo index. Uno degli artefici che ha cercato di tracciare un percorso critico sulla valenza dei segni e la loro potenzialità applicativa (in ogni campo) è stato Wassily Kandinsky, che raccoglie in Punto, Linea Superficie tutte le “energie” della forza lineare.

Il suo contributo teorico ha permesso di percepire la linea geometrica come un’entità invisibile, ma anche come traccia del punto in movimento, dunque un suo prodotto. La linea, in questo modo, nasce dal movimento e precisamente dalla distruzione del punto, della sua quiete estrema, in se conchiusa. Qui si compie il salto dallo statico a quello dinamico. La linea è, quindi, la massima antitesi dell’elemento pittorico originario il punto, ma è anche l’espressione del verso di una direttrice. Ricorrere alle proprietà lineari significa introdurre, in questo caso, il fattore tempo come condizione necessaria alla sua completa espletazione.

Così approcciato il sistema lineare, tradotto nello spazio, raccoglie in se il concetto di percorso, di iterazione e di sequenza. Si valorizza il movimento secondo un asse o direzione prestabilita, segno prevalente secondo gli altri rapporti che configurano l’architettura.

Robert Venturi, in Complessità e Contraddizione nell’Architettura, rafforza proprio questo concetto di linearità. Elementi semplici e unità spaziali si ripetono in serie costruite secondo un asse dominante, spesso con una direzione preferenziale. La successione degli elementi conduce ad una zona terminale, solitamente diversa, come avviene nelle basiliche cristiane, e lo spazio viene esperito attraverso il movimento di percorrenza lungo l’asse. Allo schema lineare possono essere assimilati sia semplici successioni di elementi, sia situazioni spaziali complesse, formate da unità integrate o staccate, che si pongono in relazione tramite una struttura assiale principale.

Se vogliamo concentrare le nostre attenzioni nel mondo degli interni, ed in particolar modo la residenza (nostro campo d’osservazione), non possiamo non citare come esempio (interessante per diversi motivi) la Long Gallery House progettata negli anni ottanta da Cesar Pelli.

Manifesto della casa lineare, si propone un percorso/galleria che rappresenta l’identità assoluta della residenza attraverso la sequenza di  aperture vetrate, calibrate su una grande galleria,  lungo la quale si dispongono, quasi occasionalmente, le camere della casa. La galleria percorso diviene una sorta di “speculazione teorica” attraverso la sua esaltazione architettonica, con la copertura interamente vetrata che offre la disponibilità per una doppia altezza come ambito ludico alternativo alla riservatezza degli altri ambienti, concepiti come scatole tradizionali (esplicito riferimento alla cultura delle balloon frame).

Quello che viene esaltato è proprio il concetto di direzione, il verso lungo il quale si imposta il DNA del progetto. Non è più significativo il posizionamento delle altre stanze. La forza della serialità lungo la direttrice principale della galleria è assoluta e tracciata secondo un modulo ritmico che sostiene il ruolo “oltre” il semplice concetto di corridoio. Viene evitato l’effetto “shining”, alienante sensazione connessa ai percorsi di servizio tipico delle camere d’albergo (piccolo omaggio al film di Kubrik che celebra una delle migliori scene proprio lungo tale contesto), che molte volte ci viene gentilmente omaggiato ancora oggi in gran parte delle soluzioni distributive per la residenza privata.

In effetti mi domando come sia possibile concepire ancora oggi case attraverso le presenza di un elemento così ostile come il corridoio ? Forse non viene concepita dalle “massime autorità immobilari”, attuali profeti del metroquadrato, come una sorta di spreco di spazio ? Oppure la sensazione di attraversare una parte così tragicamente di servizio della casa deve necessariamente essere trattata attraverso una percezione dello spazio squalificante ? In modo da ricordare ad ognuno di noi che sì, stiamo attraversando un semplice e drammatico corridoio, il tunnel dell’ordinario. Perché ? Perché non esaltare il sistema spaziale lineare come una risorsa ?

Anche John.Hejduk ha estremizzato questi concetti secondo uno studio che rende effimera la “figura del corridoio” attraverso una struttura lineare interamente vetrata, proposta per la ¾ house negli anni settanta. Si elude la sensazione claustrofobica del tunnel di servizio attraverso un percorso di vetro che connette volumi stereometricamente riferibili a ¾ di figura primaria (un cerchio, un rombo, un quadrato), le camere destinate alle varie attività della casa. Diversa sensibilità poetica rispetto all’esempio precedente ma assoluta padronanza di un tema che viene esorcizzato attraverso l’enfatizzazione del sistema lineare con tutte le sue implicazioni. Il concetto di lineare è il criterio strutturante del progetto senza svilire le relazioni fra le parti della casa secondo la concezione di spazi di serie A o di serie B. Il pensiero lineare, inteso come relazione di tipo semplicistico e banale nel rapporto forma/funzione, viene abbandonato a favore di una sofisticata reinterpretazione del “connettivo”.

Probabilmente, in entrambe i casi, assistiamo ad un esercizio teorico che sfiora la provocazione come strategia generale di approccio anche sul termine lineare. Però è assolutamente apprezzabile la presa di coscienza dell’architetto nei confronti di una necessità (la distribuzione di tipo lineare) rispetto agli sviluppi spaziali. Del resto quando Katsuyo Seijima realizza la casa nel bosco, pur riferendosi (a prima vista) ad un sistema centrale come impianto generale, in realtà è proprio attraverso la strategica presenza di un percorso perimetrale di spessore variabile che riesce a costituire e valorizzare tutti gli ambiti della casa, secondo una lettura fondata sul perimetro e non sulle centralità. Il corridoio, in questo caso, diventa una risorsa vincente e non un semplice spazio di servizio.

Chissà se nel prossimo futuro il termine corridoio, perdendo di significato, sarà percepito solo come un lontano, ed ingenuo,  ricordo di un atteggiamento più mentale che reale ?

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